Debacle territoriale
29/09/2016

 
     
 
 
 
     
 

Del vino e del suo mondo si sa quasi tutto, si convive la dura realtà, c’è l’economia, il paesaggio, la stampa e la critica, i territori, gli uomini, i sogni. I sogni arrivano, e quando sono belli ti fanno sorridere, e magari si avverano.

Di certo il territorio dei colli tortonesi, i suoi vignaioli, e tanti appassionati hanno sognato ininterrottamente per 10 anni.

Il sogno non e’ terminato oggi con la pubblicazione della lista dei “tre bicchieri2017”, a leggerla sotto una certa ottica ricolloca il mondo della vite e del vino tortonese nel posto che gli è appartenuto per circa 10 lustri, ossia tra le cenerentole dell’Italia enologica.

Ritenevo dopo aver condiviso con 6 aziende per 10 ininterrotti anni uno dei palcoscenici più eccitanti del salotto buono dell’enologia, che un giorno , per uno o più anni i vini della mia azienda scendessero dall’olimpo, ma che di botto nessun vino tortonese fosse riconosciuto mi fa, e deve, far riflettere.

I curatori denunciano un calo in generale della qualità dei vini premiati per colpa del millesimo 2014, anno ricordato pure per una spaventosa alluvione.

Personalmente mi dichiaro orgoglioso della produzione presentata, bevo ed assaggio volentieri quello dei colleghi, ma questo non basta. L’eccellenza va oltre la piacevolezza soprattutto in un mondo che annualmente aumenta i competitor come volumi, qualità e pressioni mediatiche.

I colli tortonesi devono vedere il bicchiere tutto pieno, questa non è una sconfitta, deve essere un momento di riflessione per non sbagliare in futuro a gestire i quasi 100 ettari di timorasso oggi a dimora, ed a dar la giusta importanza ai 1.500 ettari di barbera.

Solo pochi dati, nel 2006 gli ettari di timorasso erano 22, le aziende che lo proponevano 14, oggi gli ettari 97 e le aziende che lo presentano sul mercato 41.

Certo confusione ne facciamo abbastanza, Derthona? Terre di Libarna? o piu’ semplicemente timorasso?.

Mi spiego, il tortonese pur avendo 4.000 anni di storia solo da pochi anni è nel circuito virtuoso del vino, ed io, tra gli ultimi arrivati, leggendo la storia positiva del vino, ho scelto di affrontare i mercati, vendendo e cantando il territorio, come avviene nelle zone riconosciute “grandi” non avallando i vitigni. In buona sostanza, la pianta quando che è giovane, la si può formare, quando sarà albero la si potrà solo segare o bruciare; derthona è già il presente e sarà il futuro del vino da uva timorasso, come per la barbera, che mai ho rinnegato come ingrediente per i miei vini rossi “da uva barbera”, ma che da sempre ho rifiutato come debole, per non dire infausto mezzo di comunicazione.

Chiedo a tutti di riflettere, dai produttori, ai tifosi alla critica, facciamo tesoro dei 10 anni ininterrotti di sogni, di sbagli, di strategie errate o non applicate e…di grandi o piccoli successi commerciali.

Le certezze le abbiamo, il territorio, i produttori, il timorasso, la barbera, i 4.000 di storia. Ma si sa, il nostro traguardo e’ nelle nostre mani, mani di uomini, e gli uomini sbagliano piu’ della natura.

Grazie “gambero rosso” per averci fatto sognare, per farci riflettere, per spronarci ad andare avanti.

Grazie a tutte le altre guide vini per averci accompagnato, supportato fatto discutere, e magari anche per il 2017 riconoscerci qualche eccellenza.

w il vino, w la vite, w la vita.

Walter Massa